v7.1 | genovatune.net:E' quindi venuto il turno dei Volumicriminali, un gruppo che trasmetteva grinta e rabbia allo stato brado, complice l'utilizzo di un ottimo doppio cantato, pulito e growl, e da splendide chitarre che dispensavano melodie dure e melodiche allo stesso tempo... ho già detto "grinta e rabbia"? Ecco, queste sono in effetti le due parole con cui meglio è possibile descrivere quei bravi ragazzi. |
v7.0 | ballacoicinghiali:Rabbia e sdegno verso il sistema sono i temi di questo EP, e il crossover il mezzo con cui i Volumicriminali hanno deciso di trasmettere le loro idee al pubblico, di Bardineto e non. E la scelta di cantare in italiano è sicuramente dettata dalla necessità della formazione genovese di raggiungere con le parole il maggior numero possibile di persone. Interessante l'intrecciarsi delle due voci, una melodica alla Chino Moreno, l'altra che alterna il rap con la violenza dello screaming (come risultato direi che siamo comunque molto più vicini ai Downset che ai Linkin Park!). L'impatto è massiccio e la musica carica di groove, ma non mancano melodie e momenti più introspettivi. AP |
v6.0 | taxidriver:Arriva tardiva, e me ne dispiace sinceramente, questa recensione di un vecchio Demo dei “VolumiCriminali”, band dell’underground genovese. La creazione di “Ruggine” e “False scuse”, i due brani che compongono la track-list, dell’omonimo “volumicriminali”, è avvenuta antecedentemente l’ultimo cambio di formazione e sicuramente per le registrazioni future dobbiamo aspettarci qualcosa di nuovo, questo non vuol dire che il cd non porti l’impronta della band, anzi direi che in questi due brani i “Volumi” spiattellano a tutti le loro idee e le influenze che portano avanti il progetto: troppo generico puntare sull’abusato termine Crossover (che tra l’altro per me non significa nulla) e troppo facile andare ad investigare sulle sonorità di origine tooliana. In questi due brani ci sono gli anni ’90 che prediligo conditi con l’applicazione ben più attuale delle due voci e l’uso sapiente della chitarra effettata. Aspettiamo ansiosamente il seguito di questo demo. [ADam] |
v5.1 | genovatune.net:Interessante promo di 2 tracce per i genovesi “volumicriminali”, autori di un crossover italiano che a tratti ricorda i Linea 77 con contaminazioni nell’hardcore e testi particolari di un certo spessore a livello di contenuto. Line up che vede al suo interno elementi con passati e presenti musicali molto differenti (il bassista proviene dai grandiosi death metallers “Denial”): doppie voci, quella del già conosciuto 2novembrino “Shuster” e quella di “Pogo” che si alterna tra screaming e pezzi più hip hop. La prima traccia, dal titolo “False scuse”, è molto in your face per l’impatto immediato, prima di scemare in una parte più lenta e cadenzata, ove ad una linea vocale clean (cantata in italiano) si sovrappone una più ritmata e metricamente più veloce (cantata in inglese) che sfocia in scream e nel conseguente aumento generale di ritmo, che accompagnerà il pezzo da questo punto fino alla fine, in poco più di 3’ e 30” di notevole impatto. Segue “Ruggine”, dove un basso distorto ed una batteria danno l’incipit, seguiti a breve da chitarra e da voce. Parte melodica molto “dark” che ricorda i Korn più bui di “Issues” e, in generale, il crossover statunitense. Qualità sonora più che buona (demo registrato alla CdM, ndr) con strumenti chiari nel singolo e ben distinguibili nelle parti più tirate. Bel progetto, originale e ben realizzato. A chi ascolterà questa demo posso consigliare di andarli a vedere dal vivo. Personalmente mi sono piaciuti ancora di più al Festival delle Periferie di quest’anno rispetto alla versione su cd. [...] |
v5.1 | mucchio:Genova, 4 marzo 2005. Il Generale Inverno spinge alla ritirata i teutonici Koroded ma, per fortuna, non ferma i volumicriminali… La band genovese si è dimostrata pienamente in grado di non far rimpiangere l’assenza dei tedeschi regalando un’adrenalinica performance, arricchita dalla presenza di una seconda voce poderosa come Shuster ( “2 Novembre”) e penalizzata, ma solo in parte, da un’acustica non perfetta. Un sound arrabbiato, capace però di dribblare abilmente il rischio di ridursi a semplice rumore, e che va a braccetto con la cattiveria intelligente delle liriche. Brani come “False Scuse” e “Ruggine”, meritano indubbiamente un secondo ascolto, magari più “introspettivo” di un live, che metta così in primo piano i testi. Il tutto si potrebbe sintetizzare come uno spirito punk che trova espressione e sfogo nell’hardcore, ma sarebbe riduttivo. I volumicriminali non meritano di essere liquidati con una definizione, anche perché dimostrano di avere più di una sfaccettatura, capace di distinguerli nell’attuale panorama musicale genovese. L’abilità e una matura sicurezza tecnica sono immediatamente percepibili, prova ne è il connubio tra gli strumenti che non si intralciano tra di loro… non c’è un primo della classe. La chitarra, amabilmente distorta, non si perde in barocchi riff fini a se stessi e lascia spazio a un basso “sicuro”, che si guadagna momenti di assolo, come il godibilissimo intro di “Riflessione di Cambiamento”. Tanto meno relegata in secondo piano è la batteria, capace di adempiere al difficile compito di stare al passo di ritmi serrati, a tratti convulsi. Una band completa, pienamente all’altezza dei due cantanti: Francesco, che “gioca” con carisma, senza mai limitarsi a urlare e l’ospite Shuster, dal timbro meno “sporco” ma affatto più debole. Dopo un’apertura difficile come “Prodigo”, l’esibizione ha mantenuto per tutto il tempo lo stesso grado di tensione, spingendo infatti alla richiesta di un bis. Senza dubbio momenti particolari sono stati quelli delle due cover, decisamente “sui generis”, di “Army of Me” di Bjork, e “Get up, Stand Up” di Bob Marley. Scelte difficili e lontanissime dal panorama crossover dei Nostri, e proprio per questo esecuzioni affascinanti e che lasciano il segno come prova di grintosa voglia di affermare la propria personalità. Bjork rimane riconoscibile per appena le prime note, poi l’impressione è quella di precipitare nei territori nu-metal di Linkin Park e Korn. Del tutto stravolta è l’urlata reinterpretazione (impossibile definirla cover!) di “Get up, Stand up”, in cui il ritmo morbido del reggae è sostituito da sonorità hard e frenetiche. Un’ottima prova che dimostra, come già detto, quanto la band genovese sia, per certi versi, un passo sopra a molte altre. I volumicriminali non sono solo bravi musicisti, ma tengono bene il palco e soprattutto non sono mai puri esecutori, ma mutevoli interpreti. |